CANNABIS LIGHT: QUADRO NORMATIVO

CANNABIS LIGHT: QUADRO NORMATIVO

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Con il termine cannabis light si vuole identificare quel tipo di cannabis che presenta un quantità di principio attivo (THC) inferiore al limite di 0,6%.
Questo limite è stato introdotto dall’art. 4 co. 5 della L. 242/2016 secondo cui: «Qualora all’esito del controllo il contenuto complessivo di THC della coltivazione risulti superiore allo 0,2 per cento ed entro il limite dello 0,6 per cento, nessuna responsabilità è posta a carico dell’agricoltore che ha rispettato le prescrizioni di cui alla presente legge».
Tale disposizione normativa è concepita per tutelare il coltivatore sotto il profilo della responsabilità penale, perchè è accaduto molto spesso che nelle coltivazioni di canapa industriale le piante superassero il limite dello 0,2% di THC.
Tuttavia questa norma di salvaguardia per il coltivatore, ha avuto l’effetto di estendere la propria influenza anche sull’attività di commercializzazione dei prodotti derivati dalle coltivazioni ammesse, assumendo valore  per quei soggetti che vendono piante o sostanze certificate e quindi conformi ai limiti indicati.
Da questo punto di vista la disposizione in questione fissa un limite tollerato di presenza di THC  superiore anche a quello fissato  con alcune pronunzie dalla Corte di Cassazione nello 0,5%. Per questi aspetti la L. 242/2016 si presenta come norma speciale che deroga  rispetto alla disciplina prevista dal DPR 309/90 in materia di profili penali legati agli stupefacenti.
Altro aspetto rilevante è la deroga prevista dall’art. 5 co.7 quando avviene il superamento del limite dello 0,6%: «Il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa impiantate nel rispetto delle disposizioni stabilite dalla presente legge possono essere disposti dall’autorità giudiziaria solo qualora, a seguito di un accertamento effettuato secondo il metodo di cui al comma 3, risulti che il contenuto di THC nella coltivazione è superiore allo 0,6 per cento. Nel caso di cui al presente comma è esclusa la responsabilità dell’agricoltore». Viene esplicitamente esclusa la responsabilità penale del coltivatore quando ha agito nel rispetto della norma.
E’ di fondamentale importanza sottolineare come tale ipotesi sia evidentemente circoscritta al coltivatore, innanzitutto perchè si presuppone un controllo effettuato direttamente sulla coltivazione e poi perchè un’eventuale distruzione o sequestro prevederebbe ovviamente l’esistenza della coltivazione stessa.

IL CONTROLLO DELLA QUALITA’
Per procedere alla commercializzazione di prodotti derivati dalla coltivazione di Cannabis Sativa L., il coltivatore deve fornire precise garanzie.
Di sicura importanza è il rilascio di idonea certificazione, svolta da un laboratorio di analisi, in grado di dimostrare che i prodotti ottenuti con la coltivazione presentano un valore generale di THC inferiore allo 0,2% e mai superiore allo 0,6%. All’acquisto i prodotti devono essere già confezionati, sigillati ed etichettati, con indicazione della provenienza, del lotto o del ceppo originario di appartenenza.
Se si acquistasse il prodotto confezionandolo successivamente potrebbero intervenire modificazioni o contaminazioni, si perderebbe quindi la certezza di trattare un prodotto conforme alla normativa vigente, e se dovesse risultare  una percentuale di THC superiore a quella di legge, si potrebbe venire sottoposti a procedimento penale.
Il commercio di infiorescenze è quindi ammissibile, quando sono rispettati i limiti quantitativi di THC attualmente vigenti (stabiliti dalla L. 242/2016).
Il problema rimane principalmente la collocazione merceologica del prodotto all’interno di una specifica categoria.
L’art. 2 della L. 242/2016, al comma 2 indica quali siano le categorie di prodotti ottenibili dalla canapa coltivata:
a) produzione di alimenti e di cosmetici esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori;
b) fornitura di semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, cippato, oli o carburanti alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico;
c) coltivazioni destinate alla pratica del sovescio;
d) materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o diversi prodotti utili per labioedilizia;
e) coltivazioni finalizzate alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati;
f) coltivazioni dedicate alle attività didattiche e dimostrative nonché di ricerca da parte di istituti pubblici o privati;
g) coltivazioni destinate al florovivaismo.

S.T.

The Farm

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