Il cannabidiolo (CBD) non induce comportamenti di abuso e non causa dipendenza!

Il cannabidiolo (CBD) non induce comportamenti di abuso e non causa dipendenza!

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La pianta Cannabis sativa contiene oltre 400 composti naturali. Il principale costituente, presente con una concentrazione del 12-25%, è il fitocannabinoide delta- 9-tetraidrocannabinolo (THC), particolarmente noto per le sue proprietà psicotrope, ovvero per la sua capacità di agire sull’attività mentale. Esso è in grado infatti di determinare non solo gratificazione (conseguentemente al fumo e all’ingestione di cannabis), ma anche alterazioni dello stato d’animo, del comportamento, della percezione e delle funzioni cognitive, legandosi a specifici recettori accoppiati a proteine G, principalmente il recettore cannabinoide di tipo 1 (CB1R).

Al contrario, la struttura del cannabidiolo (CBD), il secondo ingrediente principale della cannabis (presente con una concentrazione dell’1-4% in media), sembra non indurre effetti simili a quelli prodotti dalle droghe d’abuso ed in particolare dal THC, a causa della sua bassa affinità per lo stesso recettore (CB1Rs), affinità inferiore di 100 volte rispetto al THC. Negli ultimi due decenni, diversi gruppi di ricercatori hanno esaminato gli effetti del CBD in studi basici e clinici. I risultati ottenuti suggeriscono che esso ha effetti benefici altamente rilevanti per la gestione di disturbi neurologici come epilessia, sclerosi multipla, Alzheimer e morbo di Parkinson. Inoltre, esiste una mole consistente di prove che rivela che il CBD migliora la cognizione e la neurogenesi, funge da ansiolitico e antidepressivo ed ha importanti effetti antipsicotici, a sostegno della sua potenziale utilità per il trattamento di disturbi neuropsichiatrici e da uso di sostanze. Tuttavia, alcune controversie riguardanti il suo profilo come sostanza ad alto potenziale d’abuso hanno ostacolato l’ulteriore sviluppo di studi clinici, nonostante non esistano prove scientifiche / sperimentali a sostegno di queste ipotesi.

Al fine di approfondire questo aspetto, alcuni ricercatori dell’Istituto di Neuroscienze Campus of Sant Joan di Alicante, hanno condotto nel 2018 uno studio che valuta il comportamento conseguente l’assunzione di CBD nei topi. Le proprietà del CBD sono state analizzate utilizzando il cosiddetto “paradigma della preferenza del luogo condizionata” (CPP), mediante il quale si è tentato appunto di condizionare la preferenza dei topi nella scelta degli spazi entro cui muoversi concedendogli una ricompensa, consistente appunto nel CBD, questo per capire se il luogo in cui veniva somministrato CBD potesse incontrare le preferenze dei topi in fase di scelta. I sintomi di astinenza e l’attività motoria sono stati esaminati 12 ore dopo l’ultima somministrazione di CBD (30 mg / kg / 12 ore, endovena, per 6 giorni). Le concentrazioni plasmatiche di CBD sono state misurate 2, 4, 8, 12 e 24 ore dopo la somministrazione. È stato, inoltre, eseguito un paradigma di autosomministrazione di CBD orale (50 mg / kg, CBD solubile in acqua 1,2 mg / ml) per valutare gli eventuali effetti prodotti sulla motivazione rispetto ad una sostanza non rinforzante, ovvero l’acqua. I risultati hanno dimostrato che il CBD non è riuscito ad indurre particolari preferenze per determinati luoghi; i topi, cioè, non sceglievano gli spazi in cui avevano ricevuto CBD, come accade invece per altri tipi di sostanze che provocano dipendenza. Inoltre, non si sono verificati sintomi da astinenza o alterazioni del comportamento motorio 12 ore dopo la sua somministrazione, nonostante siano state trovate tracce di CBD nel sangue.

È interessante, infine, notare che i topi hanno mostrato motivazione e consumo simili sia di CBD che di acqua. Stando ai risultati, Il CBD dunque non può essere considerato a tutti gli effetti una droga d’abuso e dovrebbe essere oggetto di ulteriori studi che chiariscano il suo potenziale uso terapeutico.

 

Articolo a cura della Psicologa Dott.ssa Claudia Petroccione.

 

Autori dello studio:

Viudez-Martínez A  , García-Gutiérrez MS  , Medrano-Relinque J  , Navarrón CM  , Navarrete F  , Manzanares J  .

 

Informazioni sull’autore Viudez-Martínez :

1. Instituto de Neurociencias, Universidad Miguel Hernández-CSIC, Avda. di Ramón y Cajal s / n, San Juan de Alicante, Alicante, 03550, Spagna.
2. Red Temática de Investigación Cooperativa en Salud (RETICS), Red de Trastornos Adictivos, Instituto de Salud Carlos III, MICINN e FEDER, Madrid, Spagna.
3. Instituto de Neurociencias, Universidad Miguel Hernández-CSIC, Avda. di Ramón y Cajal s / n, San Juan de Alicante, Alicante, 03550, Spagna.
4. Red Temática de Investigación Cooperativa en Salud (RETICS), Red de Trastornos Adictivos, Instituto de Salud Carlos III, MICINN e FEDER, Madrid, Spagna.

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